LIDIO AJMONE










PRODUZIONE ARTISTICA

ottocento

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BIOGRAFIA

Figlio di un notaio, Lidio Ajmone (1893 – 1945) dalla natia Coggiola, in provincia di Biella, si trasferì in giovane età a Torino, dove compì studi classici. Quando aveva 18 anni entrò all’Accademia Albertina ed in seguito divenne allievo del pittore Vittorio Cavalleri. Nel 1912 visitò la Tripolitania e durante la Grande Guerra combattè come capitano degli Alpini, meritandosi anche una decorazione al valore.
Nel 1925 si trasferì in Somalia, dove rimase fino al 1928. In questi quattro anni, corrispondenti al governatorato del suo amico Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, Ajmone visse a Mogadiscio. E realizzò una serie di quadri di notevole valore.
Membro della Società Promotrice di Belle Arti e vice presidente del Circolo degli Artisti di Torino, Ajmone espose, oltre nel capoluogo piemontese, anche a Genova, Novara, Casale Monferrato, Vercelli, Roma e anche all’estero, ricevendo diversi riconoscimenti. Di rilievo, in particolare per quanto attiene alla sua produzione artistica “coloniale”, la mostra di 90 opere a tema presso la Promotrice di Torino, allestita al suo ritorno dalla Somalia.
Paesaggista legato alla tradizione piemontese ottocentesca, i suoi oli su tela andranno sempre più verso l’esaltazione del colore in stile impressionista. Il suo soggetto preferito erano i paesaggi, ma fu anche un ottimo ritrattista: da ricordare, in questo ambito, le opere che riproducono le effigie del Duca degli Abruzzi, di diversi personaggi della casa reale e di Benito Mussolini.
Al suo ritorno dall’Africa, soggiornò per diverso tempo a Rodi e nel 1941, malato, tornò in Italia, ad Anzodeno (Torino) dove trascorse gli ultimi anni della sua vita (morì il 25 settembre 1945). Il Circolo degli artisti l’anno dopo la sua morte gli dedicò la prima retrospettiva. Molte delle sue opere esotiche vennero stampate anche in diverse serie di cartoline a colori: quelle della Somalia prodotte dal Sindacato Italiano Arti Grafiche Roma e quelle di Rodi dall’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo. Purtroppo la maggior parte della sua produzione artistica venne distrutta nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nel 1942, durante un’incursione aerea alleata.